Quello stato che si chiama Yoga

Dal cuore del canto VI della Bhagavad-Gita il cammino per vivere nel Qui e Ora.

 

Condotto da Eros Selvanizza Presidente della Federazione Italiana Yoga

Prima parte

Il tema del seminario verte sul concetto di azione disinteressata e sulla disamina,attraverso le parole della Bhagavad Gita, di cosa siano l’azione e la reale rinuncia.Il testo propone una via di grande equilibrio e richiede un cambiamento di prospettiva per affrontare l’azione con una consapevolezza diversa,non più limitata dai nostri vasana e dai nostri  samskara. La filosofia della Bhagavad Gita trasferisce  la filosofia delle Upanisad dall’ambito dei rishi e degli eremiti ad una posizione centrale nelle case dei padri di famiglia,nella piazza del mercato e nella vita mondana portandone la saggezza ed i principi nella vita quotidiana.Tratta dunque  la situazione dell’anima pellegrina su questo piano terreno e la vita dell’uomo ordinario disturbata dalle coppie di opposti e dal conflitto interiore tra sentimenti e obblighi,tra buono e piacevole.Fornisce la forza necessaria illuminando il jivatman sulla propria realtà con la luce di  una giusta visione ,lo libera dall’illusione e gli concede di conoscere l’essenza delle cose.

“Colui che fa quello che deve fare senza curarsi del frutto del suo agire è un rinunciante e uno yogin”  Bhagavad Gita  cap.6 v.1

Lo scopo della Gita è di attuare un processo educativo per portare l’anima da uno stato di errata comprensione e di confusione ad uno stato più elevato di percezione e di chiarezza interiore, per raggiungere questo obiettivo utilizza un approccio dialettico nel quale ogni capitolo è la rivelazione di un insegnamento importante.Il dialogo tra il Signore Krisna e Arjuna è come una lezione in cui il maestro tenta di elevare l’allievo al suo stesso stato di totale conoscenza permettendogli di vedere attraverso i suoi occhi. Tutta la Gita si snoda lungo questo cambiamento di prospettiva che è la condizione per il salto evolutivo,si tratta infatti di un principio fondamentale anche nello sviluppo delle scienze e delle arti ed ha costituito un punto importante per alcune scoperte.

Cap.2 v.50
“Per chi è provvisto di consapevolezza(saggezza), non esistono più in questo mondo né il bene né il male.Perciò dedicati allo yoga:lo yoga è abilità nell’azione”.Se l’azione è eseguita con equilibrio essa sarà distaccata dai frutti e non vincolerà l’uomo.Tuttavia la consapevolezza  non è costante nella vita, anche negli  stati di coscienza come il sonno con sogni o senza sogni essa fluttua continuamente perché tutto è in movimento nell’universo,tutto è trasformazione.L’agitazione dei pensieri parzializza la nostra coscienza  ed è questo il motivo per cui Patanjali pone alla base del cammino “ Yogas chitta vritti nirodhah”, lo yoga è la sospensione delle attività mentali,Yoga Sutra 1,2 ,l’azione infatti si intende non solo come azione fisica ma anche come azione energetica e mentale. Il passo successivo “ sthira sukham asanam” ,Yoga Sutra 2, 46,  riguarda la stabilità,essa  significa indipendenza dalla tirannia della dualità che gioca in noi e costituisce un’ attitudine da cui deriverà il superamento degli opposti.Arjuna è sommerso dai dubbi sul combattimento che l’attende,non ha ancora compreso che agire è necessario ma che questo deve avvenire mantenendo il distacco dai frutti dell’azione,sia dalle gratificazioni che dalle delusioni, perché l’identificazione con i propri vasana e samskara  non fa altro che approfondire i filtri mentali che condizionano l’individuo e lo costringono a reagire anziché ad agire.

Il concetto di azione può essere esaminato sotto diversi punti di vista.Patanjali ne parla come kriya,Yoga Sutra 2,1, termine con cui egli comprende i principi di tapas,swadhyaya e Ishwara pranidhana i quali conferiscono all’azione uno spirito di sacralità sottolineando il divino che è nell’uomo:tapas è il calore che caratterizza un’azione tesa a vincere l’inerzia fisica, swadhyaya è il rimedio per l’iperattività mentale attraverso la percezione della propria personalità,Ishwara pranidhana è l‘azione spirituale dell’abbandono a Dio,l’azione sattvica,equilibrata.

Se desideriamo esaminare una azione mentale,essa,specialmente oggi,è caratterizzata da una velocità di cui perdiamo la consapevolezza  e da una iperattività inconscia della mente bombardata da suoni, notizie e stimoli di  ogni tipo.Con le tecniche yogiche, ad esempio il pratyahara, possiamo silenziare tali attività. C’è poi un’azione spirituale di equilibrio con cui vinciamo l’iperattività o la letargia della mente e raggiungiamo una condizione di sattvicità che si avvicina alla equanimità:”Ben saldo nello yoga,compi le tue azioni lasciando da parte ogni attaccamento,o Dhanamjaya,e rimanendo equanime nel successo e nell’insuccesso;lo yoga è equanimità” cap 2,48. Nella vera consapevolezza, che è la  conoscenza intelligente,brahmavidya, e che comporta distacco,calma e benessere interiori,si attua la liberazione dal divenire.
I versi dal 51 al 66 del secondo capitolo approfondiscono via via il concetto di realizzazione dello stato di yoga quando la mente  decondizionata si fissa nella meditazione e descrivono le caratteristiche dell’uomo che ha raggiunto questa ferma saggezza.Egli abbandona tutti i desideri ed è impassibile nella sofferenza e nei piaceri,è libero da passione, paura e collera, da attrazione e avversione e “quando,come una tartaruga le membra,egli completamente ritrae i propri sensi dagli oggetti dei sensi,allora ha una saggezza ben radicata” cap.2 v.58.La forza dei sensi tuttavia può trascinare con violenza anche la mente del saggio e la Gita mette in guardia da qualcosa che trascina verso l’esterno anziché verso l’interiorità.Occorre anche tenere presente che il ritiro dei sensi lascia senza riferimenti e il superamento delle negatività può portare ad uno stato di laya,di dissoluzione mentale per riempire il quale occorre un riferimento positivo,quando tutto crolla per l’azzeramento dei vasana e dei samskara ,il Signore Krisna si pone come riferimento per sostituire quel vuoto. Questo abbandono al divino,al Brahman, costituisce l’anticipazione di uno degli insegnamenti fondamentali della Gita che indica nel rapporto di amore e devozione con il Signore (bhakti) la via della saggezza.Se invece l’uomo si lascia trascinare dagli oggetti dei sensi produce una catena di causa ed effetto,l’attaccamento farà nascere il desiderio,dal desiderio scaturirà la collera,dalla collera lo smarrimento,dallo smarrimento confusione della memoria,dalla perdita della memoria la rovina dell’intelletto.Dal controllo dei sensi dipende invece una perfetta serenità e lo sviluppo di una stabile consapevolezza ,l’uomo che non è unito al Sé non possiede né intelligenza né concentrazione e senza concentrazione è privo di pace e di felicità.Il riferimento è a Dharana come pratica specifica per il controllo della mente.
Ogni versetto della Bhagavad Gita è un seme, contiene la potenzialità dell’intera opera e attraverso l’intelligenza del cuore può risvegliare la conoscenza che racchiude, in un crescendo di positività.

Seconda parte                                                                                                                                                                   Nella seconda parte del seminario viene approfondita la concezione dei tre Guna(sattva,rajas e tamas),che sono i costituenti della Prakriti,la Natura.La filosofia del Samkhya spiega l’esistenza mediante due principi ultimi ed eterni la cui interazione è la causa dell’universo,il Purusha,inattivo,e la Prakriti,attiva;Purusha è l’essere puro e cosciente,immobile e immutabile,Prakriti è l’energia e i suoi processi con i fenomeni di creazione,conservazione e dissoluzione.A questa visione del mondo è collegata la concezione dello yoga come pratica e trasformazione interiore finalizzate alla scoperta del Sé e all’unione con la divinità.                                                                                                                                                                              Bhagavad Gita Cap.III v36,37,Arjuna disse :” O Discendente dei  Vrishni , chi spinge dunque l’uomo verso il peccato,anche contro la sua volontà,come se vi fosse stato costretto?” Il Beato Signore rispose:” Il desiderio con la collera, parto di rajas,è il grande istigatore del peccato,colui che tutto divora;sappi che è il nemico di questo mondo”.Il desiderio e l’ira sono gli ostacoli alla conoscenza (jnana),essi infatti sostengono l’ignoranza(avidya) che è lo stato di alienazione della nostra natura divina e la causa di tutte le sofferenze del samsara.Essi inoltre,come è già stato evidenziato nella prima parte, producono una serie negativa di causa ed effetto:dall’attaccamento agli oggetti dei sensi nasce il desiderio, dal desiderio l’ira,dall’ira lo smarrimento e la perdita della memoria del vero Sé che distrugge la volontà intelligente,“la passione oscura l’anima,la volontà e l’intelligenza dimenticano di vedere e di tenersi fermamente stabilite nell’anima che osserva con calma” (Lo yoga della Bhagavad Gita – Sri Aurobindo).Il punto cruciale riguarda il dominio dei sensi che si realizza attraverso lo yoga nel suo percorso verso l’unione con qualcosa di più elevato.Patanjali pone le basi di questo percorso  nell’equilibrio poiché,come anche la Gita evidenzia attraverso il conflitto di Arjuna tra i propri sentimenti e il dharma, un corpo emozionale perturbato disarmonizza tutta la struttura dell’uomo;gli Yoga Sutra  affidano il compito di ristrutturare il corpo emozionale a yama e niyama,quello di ristrutturare il corpo fisico all’asana e il corpo energetico al pranayama ,esclusivamente con l’intenzione di ricreare l’armonia nell’uomo.Con pochissime parole ” sthira sukham asanam” (Yoga Sutra II,46)Patanjali ha codificato una concezione del mondo e della nostra esistenza che ci mette in armonia con le leggi universali.L’asana,che possiamo definire un meccanismo di precisione con scopi particolari e con un’azione definita sul fisico e,di riflesso,sulla mente,  è riferibile ad un’arte di muovere il corpo secondo principi e armonie che sono già presenti in noi e ai quali non ci si può sottrarre. Il nostro corpo è fatto per il  70% circa di acqua,questo dato non è così banale poiché l’acqua è in grado di captare i ritmi,come quelli delle maree; se noi ci armonizziamo con l’elemento acqua  diventiamo capaci di entrare in sintonia con una legge universale che governa i ritmi dai più semplici ai più complessi e,quando questo avviene,si verifica un fenomeno particolare,si sviluppano le facoltà intuitive e si prende coscienza di verità che normalmente sfuggono al dominio della ragione. Lo yoga è movimento ben ordinato ma è anche scienza della immobilità poiché essa costituisce un potente antidoto all’eccesso di dinamismo negativo che porta verso stati di coscienza inferiori:una delle forze fuorvianti nella ricerca della conoscenza è il desiderio,esso è energia e si identifica con l’emozione e in particolare con l’ira,l’invidia e l’avarizia;tutto questo appartiene al dominio di rajas,il principio cinetico, e quindi la stabilità influenza la mente,che è sempre agitata,e la rende calma così che possa riflettere la realtà della coscienza che trascende la mente stessa.Lo yoga infatti ci porta a considerare la mente solo come uno strumento:”Tu non sei la mente,tu sei il Sé immortale,realizza questo”.Per quanto riguarda gli aspetti fisici e mentali,l’immobilità rappresenta lo stato di equilibrio, lo stato sattvico e ci aiuta a svincolarci da rajas guna,dal desiderio, con tutte le conseguenze che ne derivano.Nel cap.XIV il Beato Signore illustra ad Arjuna la natura dei guna che nascono da Prakriti e mantengono l’anima legata al corpo,all’azione mentale,vitale e fisica con tutte le limitazioni dell’ego.Sattva,mediante la purezza della sua natura,dà splendore e armonia ma vincola l’anima,come gli altri due guna seppure ad un livello superiore, unendola alla felicità e alla conoscenza ;Rajas ha la natura della passione,è all’origine della cupidigia e dell’attaccamento e lega l’anima incatenandola all’azione;Tamas,nato dall’ignoranza,lega l’anima mediante la negligenza,l’indolenza e il sonno. V.9 “Sattva incatena l’anima alla felicità,rajas all’azione,tamas vela dapprima la conoscenza,o Bharata,per poi incatenare l’anima alla negligenza “ V,10 “Talvolta è sattva che si sovrappone,dominando rajas e tamas,o Bharata,oppure è rajas che domina sattva e tamas o tamas che domina sattva e rajas”:le tre qualità di Prakriti sono sempre presenti e attive in   ogni essere umano e in tutta la materia, anche nell’atomo e nel sistema solare le forze che tendono ad accelerare o a rallentare il moto dei pianeti sono rajas e tamas ,mirabilmente composte in un equilibrio incredibile perché sattva domina.Noi stessi ubbidiamo a questa legge di simmetria quando ci armonizziamo con i ritmi universali. I tre guna, sempre presenti in noi con la loro forza e nella combinazione dei loro elementi, sono variabili e in continua interazione fra di loro,dal predominio di uno e dell’altro si possono definire le caratteristiche di un uomo e analizzarne le  attitudini corporee,emozionali  e mentali.                                                                                                                V.11 “Quando da tutte le porte del corpo irradia la luce della conoscenza,si può capire che sattva è dominante.” V.12 “La cupidigia,il bisogno di agire,l’iniziativa per l’azione ,l’impazienza e il desiderio nascono quando rajas predomina,o Migliore fra i Bharata.” V.13 ”L’oscurità,l’immobilismo,la negligenza e anche la confusione sono,o Gioia del Guru,gli effetti di un predominio tamasico.” Inoltre V.16 “E’ detto che il frutto dell’azione giusta è puro e sattvico,mentre il frutto di rajas è il dolore e quello di tamas l’ignoranza”.Il percorso nel processo della conoscenza  prevede comunque l’attraversamento  della fase rajasica ,provenendo da tamas, per giungere a sattva, anche gli attributi dei cakra attraverso i guna rispecchiano questa progressione:muladhara e svadhistana si relazionano a tamas,manipura e anahata a rajas,vishuddi e ajna a sattva.Per raggiungere la libertà e salire verso la perfezione occorre passare attraverso l’essere e la natura sattvica ,abbandonando i frutti dei guna.V.19”Quando il veggente percepisce che sono i guna ad agire e conosce Quello che è sopra di essi perviene alla mia natura”:colui che ha raggiunto questo stato non è più soggetto ad avversione o desiderio, mantiene il proprio equilibrio davanti a ciò che è gradevole o sgradevole,è indifferente alla lode o al biasimo ed è imperturbabile di fronte al piacere e al dolore.Infine V.26”Colui che senza vacillare consacra a Me il suo servizio in uno yoga di devozione(bhakti-yoga),si eleva oltre i guna;egli è pronto a divenire il Brahman”.Questa riflessione rimanda al Cap.18 della Gita in cui Krisna rivela ad Arjuna il segreto supremo.I versi dal 19 al  39 precisano le tre specie,rispettivamente,della conoscenza, dell’azione,dell’intelligenza e della volontà  secondo il guna che domina e sottolineano che si trovano nella natura sattvica di ognuno di essi le qualità che permettono all’uomo di conseguire la saggezza suprema:V.20”La conoscenza mediante la quale si vede in tutti gli esseri l’Esistenza unica,imperitura,indivisibile in seno alla divisione,è di natura sattvica”,V.23”L’azione prescritta compiuta senza attaccamento ,senza attrazione e repulsione ,da chi non ne desidera i frutti,si dice che è sattvica”.Ogni verso è un insegnamento, una progressione verso il superamento dei guna e lo yoga (unione) con il Sé supremo.La Gita è un cammino di preparazione verso la bhakti poiché assegna all’amore e all’abbandono completo al Divino  la realizzazione di una perfezione totale, inaccessibile alla mente:V.62-63-64: “ Rifugia tutto il tuo essere in Lui,o Bharata.La sua grazia ti condurrà alla pace suprema e all’eterna dimora.Ti ho così rivelato la conoscenza più segreta di tutti i segreti…..Ascolta ancora la Mia parola suprema,la più segreta di tutte.Tu sei profondamente il mio amato”.

Seconda parte                                                                                                                                                                   Nella seconda parte del seminario viene approfondita la concezione dei tre Guna(sattva,rajas e tamas),che sono i costituenti della Prakriti,la Natura.La filosofia del Samkhya spiega l’esistenza mediante due principi ultimi ed eterni la cui interazione è la causa dell’universo,il Purusha,inattivo,e la Prakriti,attiva;Purusha è l’essere puro e cosciente,immobile e immutabile,Prakriti è l’energia e i suoi processi con i fenomeni di creazione,conservazione e dissoluzione.A questa visione del mondo è collegata la concezione dello yoga come pratica e trasformazione interiore finalizzate alla scoperta del Sé e all’unione con la divinità.                                                                                                                                                                              Bhagavad Gita Cap.III v36,37,Arjuna disse :” O Discendente dei  Vrishni , chi spinge dunque l’uomo verso il peccato,anche contro la sua volontà,come se vi fosse stato costretto?” Il Beato Signore rispose:” Il desiderio con la collera, parto di rajas,è il grande istigatore del peccato,colui che tutto divora;sappi che è il nemico di questo mondo”.Il desiderio e l’ira sono gli ostacoli alla conoscenza (jnana),essi infatti sostengono l’ignoranza(avidya) che è lo stato di alienazione della nostra natura divina e la causa di tutte le sofferenze del samsara.Essi inoltre,come è già stato evidenziato nella prima parte, producono una serie negativa di causa ed effetto:dall’attaccamento agli oggetti dei sensi nasce il desiderio, dal desiderio l’ira,dall’ira lo smarrimento e la perdita della memoria del vero Sé che distrugge la volontà intelligente,“la passione oscura l’anima,la volontà e l’intelligenza dimenticano di vedere e di tenersi fermamente stabilite nell’anima che osserva con calma” (Lo yoga della Bhagavad Gita – Sri Aurobindo).Il punto cruciale riguarda il dominio dei sensi che si realizza attraverso lo yoga nel suo percorso verso l’unione con qualcosa di più elevato.Patanjali pone le basi di questo percorso  nell’equilibrio poiché,come anche la Gita evidenzia attraverso il conflitto di Arjuna tra i propri sentimenti e il dharma, un corpo emozionale perturbato disarmonizza tutta la struttura dell’uomo;gli Yoga Sutra  affidano il compito di ristrutturare il corpo emozionale a yama e niyama,quello di ristrutturare il corpo fisico all’asana e il corpo energetico al pranayama ,esclusivamente con l’intenzione di ricreare l’armonia nell’uomo.Con pochissime parole ” sthira sukham asanam” (Yoga Sutra II,46)Patanjali ha codificato una concezione del mondo e della nostra esistenza che ci mette in armonia con le leggi universali.L’asana,che possiamo definire un meccanismo di precisione con scopi particolari e con un’azione definita sul fisico e,di riflesso,sulla mente,  è riferibile ad un’arte di muovere il corpo secondo principi e armonie che sono già presenti in noi e ai quali non ci si può sottrarre. Il nostro corpo è fatto per il  70% circa di acqua,questo dato non è così banale poiché l’acqua è in grado di captare i ritmi,come quelli delle maree; se noi ci armonizziamo con l’elemento acqua  diventiamo capaci di entrare in sintonia con una legge universale che governa i ritmi dai più semplici ai più complessi e,quando questo avviene,si verifica un fenomeno particolare,si sviluppano le facoltà intuitive e si prende coscienza di verità che normalmente sfuggono al dominio della ragione. Lo yoga è movimento ben ordinato ma è anche scienza della immobilità poiché essa costituisce un potente antidoto all’eccesso di dinamismo negativo che porta verso stati di coscienza inferiori:una delle forze fuorvianti nella ricerca della conoscenza è il desiderio,esso è energia e si identifica con l’emozione e in particolare con l’ira,l’invidia e l’avarizia;tutto questo appartiene al dominio di rajas,il principio cinetico, e quindi la stabilità influenza la mente,che è sempre agitata,e la rende calma così che possa riflettere la realtà della coscienza che trascende la mente stessa.Lo yoga infatti ci porta a considerare la mente solo come uno strumento:”Tu non sei la mente,tu sei il Sé immortale,realizza questo”.Per quanto riguarda gli aspetti fisici e mentali,l’immobilità rappresenta lo stato di equilibrio, lo stato sattvico e ci aiuta a svincolarci da rajas guna,dal desiderio, con tutte le conseguenze che ne derivano.Nel cap.XIV il Beato Signore illustra ad Arjuna la natura dei guna che nascono da Prakriti e mantengono l’anima legata al corpo,all’azione mentale,vitale e fisica con tutte le limitazioni dell’ego.Sattva,mediante la purezza della sua natura,dà splendore e armonia ma vincola l’anima,come gli altri due guna seppure ad un livello superiore, unendola alla felicità e alla conoscenza ;Rajas ha la natura della passione,è all’origine della cupidigia e dell’attaccamento e lega l’anima incatenandola all’azione;Tamas,nato dall’ignoranza,lega l’anima mediante la negligenza,l’indolenza e il sonno. V.9 “Sattva incatena l’anima alla felicità,rajas all’azione,tamas vela dapprima la conoscenza,o Bharata,per poi incatenare l’anima alla negligenza “ V,10 “Talvolta è sattva che si sovrappone,dominando rajas e tamas,o Bharata,oppure è rajas che domina sattva e tamas o tamas che domina sattva e rajas”:le tre qualità di Prakriti sono sempre presenti e attive in   ogni essere umano e in tutta la materia, anche nell’atomo e nel sistema solare le forze che tendono ad accelerare o a rallentare il moto dei pianeti sono rajas e tamas ,mirabilmente composte in un equilibrio incredibile perché sattva domina.Noi stessi ubbidiamo a questa legge di simmetria quando ci armonizziamo con i ritmi universali. I tre guna, sempre presenti in noi con la loro forza e nella combinazione dei loro elementi, sono variabili e in continua interazione fra di loro,dal predominio di uno e dell’altro si possono definire le caratteristiche di un uomo e analizzarne le  attitudini corporee,emozionali  e mentali.                                                                                                                V.11 “Quando da tutte le porte del corpo irradia la luce della conoscenza,si può capire che sattva è dominante.” V.12 “La cupidigia,il bisogno di agire,l’iniziativa per l’azione ,l’impazienza e il desiderio nascono quando rajas predomina,o Migliore fra i Bharata.” V.13 ”L’oscurità,l’immobilismo,la negligenza e anche la confusione sono,o Gioia del Guru,gli effetti di un predominio tamasico.” Inoltre V.16 “E’ detto che il frutto dell’azione giusta è puro e sattvico,mentre il frutto di rajas è il dolore e quello di tamas l’ignoranza”.Il percorso nel processo della conoscenza  prevede comunque l’attraversamento  della fase rajasica ,provenendo da tamas, per giungere a sattva, anche gli attributi dei cakra attraverso i guna rispecchiano questa progressione:muladhara e svadhistana si relazionano a tamas,manipura e anahata a rajas,vishuddi e ajna a sattva.Per raggiungere la libertà e salire verso la perfezione occorre passare attraverso l’essere e la natura sattvica ,abbandonando i frutti dei guna.V.19”Quando il veggente percepisce che sono i guna ad agire e conosce Quello che è sopra di essi perviene alla mia natura”:colui che ha raggiunto questo stato non è più soggetto ad avversione o desiderio, mantiene il proprio equilibrio davanti a ciò che è gradevole o sgradevole,è indifferente alla lode o al biasimo ed è imperturbabile di fronte al piacere e al dolore.Infine V.26”Colui che senza vacillare consacra a Me il suo servizio in uno yoga di devozione(bhakti-yoga),si eleva oltre i guna;egli è pronto a divenire il Brahman”.Questa riflessione rimanda al Cap.18 della Gita in cui Krisna rivela ad Arjuna il segreto supremo.I versi dal 19 al  39 precisano le tre specie,rispettivamente,della conoscenza, dell’azione,dell’intelligenza e della volontà  secondo il guna che domina e sottolineano che si trovano nella natura sattvica di ognuno di essi le qualità che permettono all’uomo di conseguire la saggezza suprema:V.20”La conoscenza mediante la quale si vede in tutti gli esseri l’Esistenza unica,imperitura,indivisibile in seno alla divisione,è di natura sattvica”,V.23”L’azione prescritta compiuta senza attaccamento ,senza attrazione e repulsione ,da chi non ne desidera i frutti,si dice che è sattvica”.Ogni verso è un insegnamento, una progressione verso il superamento dei guna e lo yoga (unione) con il Sé supremo.La Gita è un cammino di preparazione verso la bhakti poiché assegna all’amore e all’abbandono completo al Divino  la realizzazione di una perfezione totale, inaccessibile alla mente:V.62-63-64: “ Rifugia tutto il tuo essere in Lui,o Bharata.La sua grazia ti condurrà alla pace suprema e all’eterna dimora.Ti ho così rivelato la conoscenza più segreta di tutti i segreti…..Ascolta ancora la Mia parola suprema,la più segreta di tutte.Tu sei profondamente il mio amato”.

Il seminario si è tenuto Domenica 28 ottobre 2018
Presso LA CORDATA – Via San Vittore 49 (MM1Conciliazione)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

PHP Code Snippets Powered By : XYZScripts.com