Personalizzare la pratica delle asana

La personalizzazione rende possibile la pratica delle asana adatte unicamente alla nostra persona .. Attraverso l’auto-osservazione, possiamo appurare i nostri bisogni e valutare le condizioni in cui ci troviamo. Basandoci sui principi fondamentali della pra-tica delle asana, decidiamo il modello generale che dovrebbe essere seguito dai movimenti e dalla respirazione. Dopodiché, impiegando i principi dell’ordinamento in sequenza, mettiamo a punto l’allenamento di base. Infine, modifichiamo questo pro-gramma generale di movimenti e cicli respiratori, non solo per poterli praticare ma anche per massimizzarne gli effetti.
Il conseguimento della salute e della buona forma fisica dovrebbe essere l’obiettivo della vostra pratica. La forma ideale delle asana ha poca importanza. Non dovremmo mai sforzarci di ottenere la posizione ideale rappresentativa di un’asana. L’impiego di aiuti esterni per costringere il corpo ad assumere la posizione richiesta dall’ asana ideale è del tutto privo di senso, e potrebbe persino causare dei danni fisici. Non è nemmeno esatto affermare che tutti gli aiuti esterni sono inutili, ma lo scopo del loro utilizzo deve esservi ben chiaro: dobbiamo fare attenzione all’effetto o allo scopo dell’asana, e non alla sua forma. Se la nostra forma fisica non è abbastanza buona da permetterci di mantenere un’asana con una certa rilassatezza, eseguendo respiri lunghi e regolari, significa che non dovremmo praticarla così com’è, ma modificarla in modo da renderne più faci-le l’esecuzione.

Adeguare i progressi

La personalizzazione deve sempre fare posto allo sviluppo. La pratica non dovrebbe essere così semplice da risultare statica. Il rispetto dei propri limiti è importante, ma lo è anche il loro graduale ampliamento. Personalizzare la propria pratica non significa solo semplificarla. Può significare anche renderla più faticosa. Il ritmo dei vostri passi avanti viene determinato dalle vostre condizioni fisiche e dal vostro impegno, ma un certo grado di sviluppo deve esserci sempre.
Nella pratica delle asana, si parte da una posizione corporea per poi passare ad assu-merne un’altra. Normalmente, alla posizione finale diamo il nome di un’asana specifica. Dobbiamo solo scegliere una posizione iniziale e determinare le caratteristiche del movi-mento da eseguire. In questo modo, la posizione finale verrà assunta automaticamente. In altre parole, l’asana finale risulterà dal semplice impegno verso il conseguimento dell’obiettivo finale, che dovrebbe essere definito in termini di salute fisica o mentale. Lo sforzo richiesto durante l’esecuzione del movimento e della respirazione, e il nostro stato mentale rappresentano gli elementi più importanti in grado d’influenzare i nostri pro-gressi.
L’ordinamento in sequenza rappresenta un componente fondamentale di qualunque pratica delle asana, perché i principi su cui si basa sono essenziali a garantirci progressi continui. Le asana devono essere inserite in un insieme compatto che non solo serve allo scopo immediato, ma d consente anche di pregustare gli obiettivi a lungo termine. L’ordinamento in sequenza ci permette tutto ciò. Dopo aver messo a punto una sequenza, dobbiamo perfezionarne ogni fase in modo da ottimizzare la pratica per la persona interessata. Questo è il ruolo svolto dal processo di personalizzazione. Personalizzare significa basare la nostra scelta dei movimenti e cicli respiratori non solo sui nostri obiettivi, ma anche sui nostri bisogni attuali. La personalizzazione permette a ognuno di noi di progredire verso il proprio obiettivo.
Analizziamo più in profondità questa esigenza di personalizzare la pratica. Ognuno di noi gode di un certo livello di benessere strutturale, fisiologico e psicologico. Osservando un qualunque indicatore di salute in un determinato gruppo di persone, scopriremo che è presente in ognuna di esse lungo una successione continua che va dall’estremamente debole all’eccezionalmente forte.

“Terapia Yoga” di A.G. Mohan – Indra Mohan

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