Meditor Meditaris Meditatur: il ponte fra tradizione e neuroscienza

L’incontro con Jacques Vigne a Milano è stato davvero interessante e molto stimolante da diversi punti di vista. Come sempre lo sono gli appuntamenti con Jacques durante i convegni della FIY, dove abbiamo avuto modo di conoscerlo attraverso le sue partecipazioni in qualità di ospite.

Il seminario-conferenza è stato soprattutto un invito alla meditazione costante, alla sua semplicità, al valore che porta alla nostra quotidianità, alle nostre energie, alla nostra salute fisica, mentale, psichica, emotiva.

Se ancora c’era qualcuno che non aveva mai provato a meditare (l’incontro era aperto a tutti), che pensava fosse difficile, che la riteneva una “perdita di tempo” … avrà sperimentato su se stesso, durante l’incontro, come pochi minuti riescano a trasformare il presente rendendolo “qui e ora” e ad aprire alla gioia il nostro cuore “sottile”.

Nonostante le difficoltà nell’esprimersi in italiano, lingua che parla solo in rare occasioni, Jacques si dedica alle spiegazioni con passione minuziosa, riuscendo a trasmettere principi ostici della psichiatria e della neurologia con semplici esempi e simbologie come se raccontasse delle brevi favole.

E tutto questo con il sorriso negli occhi che emanano una luce penetrante.

Ha introdotto il suo seminario-conferenza parlandoci dell’ossitocina, questo ormone così importante per la nostra vita emotiva ed affettiva. Diminuisce i livelli di stress, l’ansia, favorisce la fiducia, l’empatia.

I benefici li ritroviamo nelle relazioni interpersonali e nella vita di coppia perché aumenta il senso di appartenenza e la socializzazione. Un effetto strepitoso!!

Quindi indispensabile riuscire a produrlo costantemente. Come?

Una tecnica semplice, alla portata di tutti, è l’ascolto del respiro naturale in quanto ha un effetto immediato sulla salute: ci si calma progressivamente …

Importante quindi ricordarlo anche durante la pratica quando eseguiamo gli āsana più difficili.

Kumbhaka a polmoni pieni “brucia lo stress”, naturalmente bisogna prima conoscere e praticare Pranayama, trattenere il respiro a polmoni pieni dà “luce” che dona vigilanza ,e “calore” che produce benevolenza: due qualità fondamentali , essenziali per l’essere umano, per la sua umanità perché lo rendono felice e la sua felicità si diffonde a chi gli sta intorno. Diventiamo come una centrale elettrica!

Attenzione poi a come trattiamo i più deboli, per esempio gli animali: finché ci saranno macelli, ci saranno guerre! … questa è la riflessione che ci ha proposto Jacques.

Seduti, allineando bene la colonna vertebrale, possiamo poi meditare sul cuore “sottile” a destra (quel cuore che va nella profondità del cuore fisico, quello che percepiamo e non vediamo, ma possiamo solo “immaginare”). Preferibilmente a contatto diretto con la pelle, perché il contatto diretto con la pelle fa aumentare l’ossitocina, poniamo la mano destra sul cuore “sottile” a destra e la mano sinistra sotto l’ombelico: si crea un canale per l’energia che indirizza e permette allo stress, all’ansia … di fuoriuscire.

Fate sempre attenzione alle sensazioni che provate: sono l’anticamera delle immagini.

Ci ha ricordato come è importante dire sempre la verità, noi che pratichiamo Yoga dovremmo saperlo essendo il terzo Yama (Satya), quindi uno dei principi fondamentali dei Sutra di Patañjali, senza l’applicazione dei quali, non potremmo neanche sdraiarci sul tappetino! Pensate che dopo 12 anni che uno yogi dice solo la verità sente in anticipo ciò che succederà: è come una magia, non è una previsione, ma si crea un filo sottile con ciò che è già nell’aria.

Fondamentale è poi il Mantra, attraverso la sua ripetizione si raggiunge una sottigliezza che non si conquista con le altre meditazioni, questo è stato testimoniato da una meditativa che ha vissuto in una grotta.

La serata si è conclusa in giardino con la Camminata meditativa, “come una carezza sulla madre terra”, l’ha definita Thich Nhat Hanh. In cerchio abbiamo iniziato a camminare, abbiamo rallentato il passo, abbiamo unito il respiro, abbiamo cadenzato il passo al respiro dandogli un tempo, abbiamo rallentato cambiando il modo di camminare ascoltando il contatto dei piedi con la terra, abbiamo unito un breve mantra: “tocco la terra, la terra mi tocca”: è stato davvero toccante!

Quindi: meditamur meditamini meditantur. Grazie Jacques!

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