La concezione dei tre guna

Seconda parte del seminario ” Quello stato che si chiama Yoga”

Nella seconda parte del seminario viene approfondita la concezione dei tre Guna (sattva,rajas e tamas), che sono i costituenti della Prakriti, la Natura. La filosofia del Samkhya spiega l’esistenza mediante due principi ultimi ed eterni la cui interazione è la causa dell’universo, il Purusha, inattivo, e la Prakriti, attiva; Purusha è l’essere puro e cosciente, immobile e immutabile, Prakriti è l’energia e i suoi processi con i fenomeni di creazione,conservazione e dissoluzione. A questa visione del mondo è collegata la concezione dello yoga come pratica e trasformazione interiore finalizzate alla scoperta del Sé e all’unione con la divinità.                                          
Bhagavad Gita Cap.III v36,37,Arjuna disse: ” O Discendente dei  Vrishni, chi spinge dunque l’uomo verso il peccato,anche contro la sua volontà, come se vi fosse stato costretto? ” Il Beato Signore rispose:” Il desiderio con la collera, parto di rajas, è il grande istigatore del peccato, colui che tutto divora; sappi che è il nemico di questo mondo”. Il desiderio e l’ira sono gli ostacoli alla conoscenza (jnana), essi infatti sostengono l’ignoranza (avidya) che è lo stato di alienazione della nostra natura divina e la causa di tutte le sofferenze del samsara. Essi inoltre, come è già stato evidenziato nella prima parte, producono una serie negativa di causa ed effetto: dall’attaccamento agli oggetti dei sensi nasce il desiderio, dal desiderio l’ira, dall’ira lo smarrimento e la perdita della memoria del vero Sé che distrugge la volontà intelligente, “la passione oscura l’anima, la volontà e l’intelligenza dimenticano di vedere e di tenersi fermamente stabilite nell’anima che osserva con calma” (Lo yoga della Bhagavad Gita – Sri Aurobindo). Il punto cruciale riguarda il dominio dei sensi che si realizza attraverso lo yoga nel suo percorso verso l’unione con qualcosa di più elevato.

Patanjali pone le basi di questo percorso  nell’equilibrio poiché, come anche la Gita evidenzia attraverso il conflitto di Arjuna tra i propri sentimenti e il dharma, un corpo emozionale perturbato disarmonizza tutta la struttura dell’uomo; gli Yoga Sutra  affidano il compito di ristrutturare il corpo emozionale a yama e niyama, quello di ristrutturare il corpo fisico all’asana e il corpo energetico al pranayama, esclusivamente con l’intenzione di ricreare l’armonia nell’uomo. Con pochissime parole ” sthira sukham asanam” (Yoga Sutra II,46) Patanjali ha codificato una concezione del mondo e della nostra esistenza che ci mette in armonia con le leggi universali. L’asana, che possiamo definire un meccanismo di precisione con scopi particolari e con un’azione definita sul fisico e, di riflesso, sulla mente,  è riferibile ad un’arte di muovere il corpo secondo principi e armonie che sono già presenti in noi e ai quali non ci si può sottrarre. Il nostro corpo è fatto per il  70% circa di acqua, questo dato non è così banale poiché l’acqua è in grado di captare i ritmi, come quelli delle maree; se noi ci armonizziamo con l’elemento acqua  diventiamo capaci di entrare in sintonia con una legge universale che governa i ritmi dai più semplici ai più complessi e, quando questo avviene, si verifica un fenomeno particolare, si sviluppano le facoltà intuitive e si prende coscienza di verità che normalmente sfuggono al dominio della ragione. Lo yoga è movimento ben ordinato ma è anche scienza della immobilità poiché essa costituisce un potente antidoto all’eccesso di dinamismo negativo che porta verso stati di coscienza inferiori: una delle forze fuorvianti nella ricerca della conoscenza è il desiderio, esso è energia e si identifica con l’emozione e in particolare con l’ira, l’invidia e l’avarizia; tutto questo appartiene al dominio di rajas, il principio cinetico, e quindi la stabilità influenza la mente, che è sempre agitata, e la rende calma così che possa riflettere la realtà della coscienza che trascende la mente stessa.

Tu non sei la mente, tu sei il Sé immortale, realizza questo

Lo yoga infatti ci porta a considerare la mente solo come uno strumento: ”Tu non sei la mente, tu sei il Sé immortale, realizza questo”. Per quanto riguarda gli aspetti fisici e mentali, l’immobilità rappresenta lo stato di equilibrio, lo stato sattvico e ci aiuta a svincolarci da rajas guna, dal desiderio, con tutte le conseguenze che ne derivano. Nel cap. XIV il Beato Signore illustra ad Arjuna la natura dei guna che nascono da Prakriti e mantengono l’anima legata al corpo, all’azione mentale, vitale e fisica con tutte le limitazioni dell’ego. Sattva, mediante la purezza della sua natura, dà splendore e armonia ma vincola l’anima, come gli altri due guna seppure ad un livello superiore, unendola alla felicità e alla conoscenza; Rajas ha la natura della passione, è all’origine della cupidigia e dell’attaccamento e lega l’anima incatenandola all’azione; Tamas, nato dall’ignoranza, lega l’anima mediante la negligenza,l’indolenza e il sonno. V.9 “Sattva incatena l’anima alla felicità, rajas all’azione, tamas vela dapprima la conoscenza, o Bharata, per poi incatenare l’anima alla negligenza “ V,10 “Talvolta è sattva che si sovrappone, dominando rajas e tamas, o Bharata, oppure è rajas che domina sattva e tamas o tamas che domina sattva e rajas”: le tre qualità di Prakriti sono sempre presenti e attive in   ogni essere umano e in tutta la materia, anche nell’atomo e nel sistema solare le forze che tendono ad accelerare o a rallentare il moto dei pianeti sono rajas e tamas, mirabilmente composte in un equilibrio incredibile perché sattva domina. Noi stessi ubbidiamo a questa legge di simmetria quando ci armonizziamo con i ritmi universali. I tre guna, sempre presenti in noi con la loro forza e nella combinazione dei loro elementi, sono variabili e in continua interazione fra di loro, dal predominio di uno e dell’altro si possono definire le caratteristiche di un uomo e analizzarne le  attitudini corporee, emozionali e mentali.

E’ detto che il frutto dell’azione giusta è puro e sattvico,mentre il frutto di rajas è il dolore e quello di tamas l’ignoranza

V.11 “Quando da tutte le porte del corpo irradia la luce della conoscenza,si può capire che sattva è dominante.” V.12 “La cupidigia,il bisogno di agire,l’iniziativa per l’azione ,l’impazienza e il desiderio nascono quando rajas predomina,o Migliore fra i Bharata.” V.13 ”L’oscurità,l’immobilismo,la negligenza e anche la confusione sono,o Gioia del Guru,gli effetti di un predominio tamasico.” Inoltre V.16 “E’ detto che il frutto dell’azione giusta è puro e sattvico,mentre il frutto di rajas è il dolore e quello di tamas l’ignoranza”.Il percorso nel processo della conoscenza  prevede comunque l’attraversamento  della fase rajasica ,provenendo da tamas, per giungere a sattva, anche gli attributi dei cakra attraverso i guna rispecchiano questa progressione:muladhara e svadhistana si relazionano a tamas,manipura e anahata a rajas,vishuddi e ajna a sattva.Per raggiungere la libertà e salire verso la perfezione occorre passare attraverso l’essere e la natura sattvica ,abbandonando i frutti dei guna.V.19”Quando il veggente percepisce che sono i guna ad agire e conosce Quello che è sopra di essi perviene alla mia natura”:colui che ha raggiunto questo stato non è più soggetto ad avversione o desiderio, mantiene il proprio equilibrio davanti a ciò che è gradevole o sgradevole,è indifferente alla lode o al biasimo ed è imperturbabile di fronte al piacere e al dolore.Infine V.26”Colui che senza vacillare consacra a Me il suo servizio in uno yoga di devozione(bhakti-yoga),si eleva oltre i guna;egli è pronto a divenire il Brahman”.Questa riflessione rimanda al Cap.18 della Gita in cui Krisna rivela ad Arjuna il segreto supremo.I versi dal 19 al  39 precisano le tre specie,rispettivamente,della conoscenza, dell’azione,dell’intelligenza e della volontà  secondo il guna che domina e sottolineano che si trovano nella natura sattvica di ognuno di essi le qualità che permettono all’uomo di conseguire la saggezza suprema:V.20”La conoscenza mediante la quale si vede in tutti gli esseri l’Esistenza unica,imperitura,indivisibile in seno alla divisione,è di natura sattvica”,V.23”L’azione prescritta compiuta senza attaccamento ,senza attrazione e repulsione ,da chi non ne desidera i frutti,si dice che è sattvica”.Ogni verso è un insegnamento, una progressione verso il superamento dei guna e lo yoga (unione) con il Sé supremo.La Gita è un cammino di preparazione verso la bhakti poiché assegna all’amore e all’abbandono completo al Divino  la realizzazione di una perfezione totale, inaccessibile alla mente:V.62-63-64: “ Rifugia tutto il tuo essere in Lui,o Bharata.La sua grazia ti condurrà alla pace suprema e all’eterna dimora.Ti ho così rivelato la conoscenza più segreta di tutti i segreti…..Ascolta ancora la Mia parola suprema,la più segreta di tutte.Tu sei profondamente il mio amato”.

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