Il senso profondo dello Yoga

Eccoci arrivati al 45° compleanno della Federazione Italiana Yoga.

Quest’anno la data dell’appuntamento è davvero singolare: è la prima volta dopo 45 anni di storia della FIY (almeno a quanto io ricordi … e la mia prima partecipazione risale al 1979 a Numana!) che il congresso si tiene ad ottobre, ma non si poteva aspettare perché l’annuncio ufficiale del pregiatissimo riconoscimento di “Prime Minister’s Yoga Award”, assegnato ad Antonietta Rozzi, andava dato al più presto. È stato più volte menzionato all’interno dei comunicati della FIY, nei nostri siti, sui nostri social, ma la sua importanza andava sottolineata e fatta rilevare attraverso un convegno affinché ricevesse tutti gli onori ampiamente meritati.

Attraverso questo importante incontro tutti noi abbiamo potuto applaudire con gioia e condividere questa grande emozione.

Ancora una volta, ancora di più, abbiamo avuto il piacere di incontrarci, di sentirci uniti e vicini sotto lo stesso tetto. Abbiamo sentito nel profondo di avere una base solida e sincera che ci accomuna. Incontrarci e stare insieme ci avvicina, ci fa sentire uniti e sentiamo, con rispetto e umiltà, di tramandare qualcosa di veramente grande. Stare insieme è il piacere di poter condividere l’esperienza che è prima di tutto personale, sincera, sentita. Perché solo se in prima persona ci crediamo abbiamo la possibilità di vivere e condividere il senso profondo dello Yoga. Sia come insegnanti che come adepti.

Il titolo dato al convegno di Calambrone merita un applauso, è eccezionale: rappresenta e racchiude in una sola parola il valore dello Yoga, la sua ricchezza, la sua tradizione, la sua eredità culturale e spirituale. Un titolo meritato per l’occasione.

Dott. Manjunath ospite del Convegno

Il sentimento che ci anima in questo momento non è il compiacimento, l’orgoglio di aver ricevuto un premio così illustre, ma è gioia! È stata sincera, coinvolgente e spiazzante la commozione di Antonietta nel suo comunicarcelo, per la prima volta dal palco, con la sua voce che racconta commossa fino alle lacrime, che noi eravamo con lei!

Il riconoscimento lo sentiamo, lo viviamo anche noi. Un riconoscimento che non è per noi, per il nostro lavoro, sia come insegnanti che come praticanti, è un riconoscimento allo Yoga, quello vero, quello della tradizione, che premia ognuno di noi perché ci abbiamo creduto fino ad oggi e ancora ci crediamo perché lo viviamo sulla nostra pelle, nel nostro respiro, nel nostro cuore, nella nostra anima e sappiamo che è vivo!

In qualità di insegnante è coinvolgente e stimolante osservare nel tempo i cambiamenti negli allievi, i miglioramenti nella correttezza dell’esecuzione delle posizioni, sentire sempre di più la partecipazione, condividere lo stato di Yoga durante il rilassamento, nel canto della OM e nella meditazione …

Quest’anno poi, durante il convegno, è stato particolarmente emozionante partecipare alle pratiche condotte dall’insegnante-allievo: ritrovare alcune mie modalità, espressioni … riconoscere il proprio lavoro nel lavoro dell’allievo insegnante, è lo Yoga che si proietta nel tempo … e quel lavoro era già il lavoro della mia insegnante, dei suoi insegnanti prima di lei: questo è lo Yoga, questa realtà permanente che si modifica e si tramanda lasciando intatti i propri valori originali perché sono la fonte della vita.

Nella nostra società, dove tutto scorre veloce, aperta ai social, ad internet, ma che si chiude sempre di più verso chi ci circonda e soprattutto ci allontana da noi stessi, dalla realtà, lo Yoga ci ricorda che tutto è Maya. Noi che pratichiamo lo sentiamo ogni attimo vivendo nel “qui e ora”.

Grazie agli illustri ospiti indiani e grazie ad Antonietta, a Eros e al prof. Boccali che ci hanno donato entusiasmo ed emozioni … Interessantissime e coinvolgenti le conferenze!!!

Ancora di più sappiamo quanto sia impegnata Antonietta in tutto il mondo, ma ci auguriamo possa essere presente anche fra di noi: ci mancano i suoi seminari! E se qualcuno si era dimenticato della sua forza, della sua energia nel coinvolgerci negli argomenti trattati, con la conferenza di quest’ultimo convegno ci ha fatto sentire il vuoto che ha lasciato.

Quindi ancora grazie ad Antonietta e a tutta la FIY che è rimasta fedele allo Yoga della tradizione, grazie all’India e ai suoi Maestri che ci hanno donato questo patrimonio.

Continuiamo a stare insieme, l’unione fa la forza! La forza di stare uniti in nome dello Yoga, del suo giogo … così come racconta la sua etimologia.

“Swami Vijayânanda diceva che era realmente yoga ananda, ananda la felicità, yoga l’unione.” (da “Incontro degli opposti” di Jacques Vigne – pag. 68).

Premia non aver ceduto alle lusinghe di diplomi e riconoscimenti diversi, l’inutile andare allo sbaraglio alla ricerca continua di novità in questo mare infinito di offerte e di quello che oggi pare diventato un vero mercato. Restiamo fedeli allo Yoga con umiltà, alla ricerca della verità, rispettando se stessi e gli altri attraverso le “regole” dettate da Patanjali negli Yama e Nyama e tutta la sua antichissima tradizione.

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