Asana e meditazione

Eros Selvanizza – Presidente Federazione Italiana Yoga

L’asana è una situazione che noi stiamo vivendo in un determinato momento. Gli eventi della nostra vita possono essere affrontati con modalità diverse, con la capacità di trarre positività  anche  dalle situazioni negative o , al contrario ,di volgere  negativamente anche il bene. Per quanto riguarda l’asana il modo differente con cui lo si affronta dipende dalla coscienza; la meditazione nel senso più elevato, cioè nel senso di stato meditativo  e non di processo meditativo, è uno stato di Coscienza Assoluta. Sono i nostri condizionamenti e le nostre abitudini a costituire una limitazione della Coscienza con la conseguenza che ognuno di noi riflette un particolare aspetto della Coscienza Universale,caratterizzato proprio dal nostro modo di essere.Se noi riusciremo a spogliare la mente dalle sovrastrutture acquisite e dai programmi che ci sono stati imposti nel corso della nostra esistenza, la Coscienza, già presente in noi,potrà manifestarsi.

Patanjali nella struttura degli Yoga Sutra inquadra l’asana e le sue modalità esecutive in prospettiva e in funzione dello stato meditativo,cioè dello stato finale di emancipazione della Coscienza.Etimologicamente asana deriva dal prefisso as che indica la posizione seduta; mentre la posizione sdraiata comporta una nozione di riposo e quella in piedi comporta una nozione di attività, la posizione seduta è un equilibrio tra riposo e attività.Questo equilibrio trova espressione anche concreta nella fisiologia ordinaria e nella fisiologia che riguarda la circolazione dell’energia,la posizione seduta infatti favorisce lo scambio di energia tra il polo specie e il polo individuo rendendo possibile la loro riunificazione e quindi il superamento della dualità.La relazione fra l’asana e la meditazione viene sottolineata anche nell’Hatha Yoga Pradipika , il verso 2 del cap.1 dice: “ lo yogin Svatmarama intraprende questa esposizione della scienza dell’Hatha soltanto in vista del Raja Yoga”,quindi l’asana di per sé è una preparazione essenziale alle pratiche superiori del Raja Yoga.L’asana è una forma che il corpo assume nello spazio con il compito di informare la mente e predisporla in maniera tale che la Coscienza Universale possa trovare un veicolo migliore per manifestarsi, non è possibile lavorare sulla Coscienza ma è possibile creare le condizioni affinchè essa possa meglio manifestarsi attraverso il veicolo fisico.Se praticando l’asana ci concentriamo esclusivamente sull’aspetto muscolare, scheletrico,cardiocircolatorio e linfatico stiamo lavorando in modo molto limitato e incompleto solo sull’aspetto corporeo;con una coscienza leggermente più evoluta potremmo percepire la circolazione del prana o concentrarci sull’aspetto mentale o emozionale, ma si tratterebbe comunque di un lavoro parziale , progressivamente e gradualmente  dovremmo  imparare a lavorare contemporaneamente sull’insieme dei corpi che vengono schematicamente riassunti nei cinque Kosha ed infine tendere a Anandamayakosha da cui tutto parte e a cui tutto ritorna.Patanjali riassume in modo estremamente schematico il concetto di pratica essenziale e fondamentale a cui si può giungere : Sutra 47 cap.2 “ L’asana si padroneggia attraverso il rilassamento dello sforzo e l’immersione nell’infinito”. Occorre quindi abbandonare non solo lo sforzo fisico e mentale ma anche l’attaccamento al nostro io per passare al Sé Universale eterno.Per favorire l’esperienza dell’immersione nel Sé, in altre parole l’avvicinamento a Anandamayakosha,si possono usare come aiuto immagini di infinito che l’essere umano ha a disposizione:la volta celeste l’oceano, un grande deserto.Pertanto in un cammino evolutivo la pratica dell’asana con la “a” minuscola si trasforma nell’Asana con la “A” maiuscola quando diventa meditazione,quando la forma che il corpo e la mente hanno preso permette la sperimentazione del passaggio dall’io al Sé aprendo la porta all’immersione nell’infinità,al cambio di stato della mente ordinaria in uno stato d coscienza trascendente superiore e  al “ superamento delle coppie di opposti Sutra 48 cap.2. In un percorso evolutivo, oltre al lavoro progressivo e attento sui vari piani dell’essere umano,cioè sui Kosha, si può utilizzare anche la meditazione su Udana Vayu. Poiché la meditazione riguarda essenzialmente gli stati di coscienza, dal punto di vista coscienziale l’aspetto più significativo riguarda Udana Vayu che è situato nel capo, la parte più alta del nostro essere,esso facilita la risalita dell’energia e della coscienza insieme dato che esse costituiscono un binomio inscindibile.La volta cranica in molte forme meditative è inoltre espressione della volta celeste,che permette il salto di coscienza nell’infinità,oltre il limite spazio temporale.

All’inizio di un cammino evolutivo graduale l’asana può essere utilizzato per l’interiorizzazione,per condurre cioè l’energia dall’esterno all’interno, dal grossolano al sottile.Il primo passo verso questa espansione della coscienza è la consapevolezza del nostro corpo, di ciò che è più vicino a noi, accompagnata da un flusso ininterrotto di pensiero verso un determinato oggetto, un ideale o un principio.Per mantenere la coscienza presente uno strumento perfetto è il respiro: il momento di passaggio fra espiro e inspiro in particolare,cioè la pausa naturale tra i due movimenti,può essere un punto di riferimento per impedire che la coscienza fluttui o si distragga.     Il respiro è anche strettamente legato al concetto di ritmo con cui si può praticare un asana sia nella fase dinamica che nella fase statica.Il ritmo è molto significativo in quanto presuppone la capacità  di vibrare all’unisono e di raggiungere il sincronismo di frequenze che è  presente in tutto l’universo e che può perfino darci la possibilità di accordare la nostra struttura psicofisica e la nostra coscienza ordinaria alla Coscienza dei Maestri.Nell’asana si può utilizzare il concetto di ritmo attraverso il Japa, la ripetizione del mantra con una certa frequenza.

La pratica che sarà di seguito sintetizzata riflette tutti gli aspetti esaminati.                                      Si inizia con la posizione seduta di vajrasana,ci si concentra sul respiro che lega annamayakosha, pranamayakosha, manomayakosha…….Poichè asana come meditazione significa prendere coscienza degli aspetti fisici che ci aiutano a trascendere la fisicità, il primo passaggio coscienziale sarà quello della forma che si libera dal nome, il passaggio da Nama a Rupa.

Nama è il nome, all’essere umano è stata concessa la  facoltà di assegnare un nome agli altri esseri e agli oggetti.Rupa è l’aspetto trascendente, la forma; mentre l’essere umano può dare un nome anche a un altro essere umano,non può dargli la forma. La vibrazione, il suono creano la forma e nella pratica yogica i mantra sono veri e propri creatori di forma e “informano” la mente di determinati principi.Il mantra può essere applicato a ogni parte del corpo per portare l’asana ad essere Asana cioè possibilità di ascolto e risveglio delle energie più sottili.

Dopo avere eseguito pawanmuktasana dinamico mantenendo la consapevolezza sul respiro, si rilascia il movimento e in rilassamento si osserva il luogo di riposo della coscienza. Si esegue quindi pawanmuktasana statico con il passaggio da nama a rupa: mantenendo il rilassamento e osservando il respiro nell’addome si comincia ad utilizzare nama dando un nome a tutte le parti del corpo le quali hanno una loro forma.La forma,rupa, è libera dal nome utilizzato per evocarla,quella parte del corpo può essere infatti chiamata in modo diverso nelle varie lingue della terra ma la forma è sempre quella. Viene quindi eseguita la rotazione della coscienza sulle varie parti del  corpo: si ripete  prima il nome della parte anatomica , ad esempio la pianta del piede,poi si abdica al nome per  il passaggio in favore della forma percependola,visualizzandola e recuperandone il senso antico e profondo,intanto si continua a mantenere l’immobilità e il ritmo regolare del respiro;si  prosegue quindi via via con le altri parti anatomiche, le caviglie,i polpacci,le ginocchia, ecc.con le stesse modalità.L’immobilità del corpo e il movimento regolare del respiro possono condurci alla comprensione della dualità. Mentre ci si porta  lentamente e  consapevolmente  da pawanmuktasana a savasana osservare il cambiamento della forma del corpo.In savasana prendere coscienza di una forma che si sovrappone alla forma del corpo,una stella marina a cinque punte,abbandonare il corpo come la stella marina si abbandona sulla sabbia all’azione del sole.Ritornare al movimento e osservare consapevolmente le forme spontanee che il corpo assume e invece ciò che non cambia e che osserva il cambiamento.Tornare all’immobilità della posizione seduta e  lasciare risuonare la vibrazione del mantra permettendogli di travalicare i confini del corpo e della mente.

OM Sri Bhagavate

Sat Cit Ananda Namaha

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